La storia della dieta mediterranea e di Ancel Keys

La tradizione culinaria tipica delle popolazioni della Grecia e del Sud Italia verte su un’alimentazione basata essenzialmente su produzioni agricole, pesca e allevamento, sviluppati secondo un regime di sussistenza sviluppato in carenza di risorse economico-tecniche a partire dal secondo dopoguerra.

Gli studi degli anni ‘50

Nel corso degli anni ‘50, il fisiologo statunitense Ancel Keys postulò una possibile correlazione tra la longevità degli abitanti delle aree mediterranee, la scarsa incidenza di malattie di natura cardiovascolare e la dieta tipica del posto, a predominanza vegetale e con un ridotto utilizzo di carni e prodotti di origine animale.

La teoria dello studioso americano fu che l’alimentazione delle popolazioni locali, abbinata a un modello di vita dinamico, fosse alla base del benessere che, nelle aree mediterranee si riscontrava più alto rispetto ad altre zone del mondo.

Caratteristiche

La dieta mediterranea è stata definita a partire da quegli anni e, nel corso degli anni ‘50-’60 si è provveduto a una sua definizione strutturale: essa è caratterizzata dall’ampio utilizzo di alimenti privi di grassi saturi e prettamente incentrata su cereali, tuberi, vegetali, frutta, pesce. Alimento essenziale fu individuato da subito nell’olio extra vergine di oliva, prodotto d’eccellenza e dalle proprietà organolettiche benefiche per l’essere umano. L’olio pugliese, toscano e siciliano in Italia e quello greco sono riconosciuti, in ampie varietà, come prodotti d’eccellenza e consigliati a livello medico-sanitario come elementi virtuosi di un regime alimentare.

la dieta mediterranea verte su un fabbisogno giornaliero pari a 2.500 kcal e di 2000 per le donne, mediamente inferiore alla media globale e, in ogni caso, non superiore al consumo metabolico.

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