Bici da passeggio Made in Italy: segnali positivi per la produzione

C’è stato un glorioso tempo in cui le biciclette erano il mezzo di trasporto di gran lunga più diffuso nel nostro paese. Si parlava dei primi anni del dopoguerra, quando di macchine ce n’erano ancora pochissime e le due ruote spopolavano, complice anche la possibilità di trasformarle in scooter ante-litteram grazie all’applicazione di piccoli motori come ad esempio il “cucciolo”.

Con l’industrializzazione e il boom economico le autovetture si sono progressivamente diffuse anche tra il ceto medio, e le biciclette – considerate sistemi di trasporto molto inferiori in termini di prestigio – sono passate in secondo piano rispetto ai mezzi a motore. Bici vintage

Tutto ciò è durato fino agli anni della crisi, quando per la prima volta dal secondo dopoguerra in quasi tutti i paesi UE, Italia compresa, le vendite di biciclette hanno superato in termini numerici quelle di automobili: difficoltà economiche da una parte e maggior sensibilità ambientale dall’altra hanno contribuito al loro successo.

Gli italiani oggi acquistano più bici da passeggio rispetto al passato e anche i produttori interni ne beneficiano: secondo le statistiche riportate da ANCMA (l’Associazione Nazionale Ciclo Motociclo e Accessori di Confindustria), nel 2015 la produzione di mezzi a due ruote Made in Italy ha superato i 2,34 milioni di esemplari riavvicinandosi ai livelli pre-crisi. Un segnale di ripresa importante, con la crescita del settore produttivo spinta sia dalla domanda interna che dalle esportazioni.

 

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